il Montemagno collezionista di finali
Marko Shoti, Tanino Rinnone, Federico Di Gennaro, Franco Scalco, Fabrizio Bragastini, Fabio Cavallo sono solo alcuni dei nuovi eroi del Tambass cit la nuova accattivante proposta con tutte le carte in regola per diventare la quinta specialità del tamburello, la nostra forse tardiva risposta al successo del padel e del pickleball. L’andamento del torneo e le squadre partecipanti sono stati magistralmente illustrati nel contributo di Paolo Monaca pure lui rivitalizzato memori dei tempi d’oro dell’era di Mauro Bellero con 76 squadre partecipanti ai vari tornei per tutte le tasche e capacità.
Uno storico presidente della Federtennis Galgani amava dire che il campione lo crea il padreterno (negli ultimi anni s’ è superato) semmai il compito della federazione è quello di aumentare l’attività di base ed il numero dei praticanti prima di concentrarsi sull’attività agonistica e di alto livello visto che verranno di conseguenza. Sulla stessa lunghezza d’onda l’attuale Binaghi la cui parola più ricorrente è fatturato ispirandosi ad una logica imprenditoriale dove nulla è lasciato al caso come imitato per ideare questo piccolo ed innovativo circuito.
Arrossiamo anche noi da tanto interesse e clamore e concordiamo col presidente del Basaluzzo Paolo Calissano, società attiva in tutte le specialità “l'importante è che questo non tolga visibilità a quello che ci piace chiamare il tamburello vero, che è il tamburello open degli 80 metri e magari anche con qualche regola di gioco un po' più all'antica che pagava di più sia lo spettacolo che anche la qualità di gioco in campo. Il tambass cit deve essere una cosa che si abbina, che permette di sviluppare il tamburello, di dare visibilità, di coinvolgere anche, come la frazione di Gorzano, posti dove il tamburello non ha una radice storica, ma porta a ben sperare per un futuro di crescita del tamburello piemontese, dove stiamo soffrendo un po' genericamente in tutte le categorie”.
Il nocciolo della questione lo colse Sergio Miravalle alla festa dei 50 anni dello scudetto del Viarigi quando disse che il tamburello non ha saputo stare al passo con i tempi. Sport di rara bellezza ma tra i più difficili da praticare, Aristide Cassullo aveva quantificato le tante ore di applicazione necessarie per arrivare ai vertici ed i tempi sono ormai maturi per una partita di 7 ore vista la qualità mentale e fisica dei top player.
Calissano riassume le ragioni di una benevola accoglienza da parte, dei giocatori e delle comunità che creano così l’evento con musica e convivialità e del pubblico che è sovrano e decide lui quello che ha successo. E’ bello vedere sul campo ragazzi molto giovani cimentarsi con quelli una certa età in questo tipo di torneo mette insieme un po' tutto, permette di giocare a tutti, da chi ha appena cominciato, come tanti ragazzi del nostro paese che si sono incuriositi al gioco e hanno cominciato proprio con la tappa di Basaluzzo e hanno continuato a Capriata a giocarsi delle posizioni in classifica con onore. Ci sono anche tanti ragazzi e ragazze in altre squadre e questo fa ben sperare per un futuro del tamburello.
Una bella sfida intrigante a cominciare dal conoscere nuovi giocatori tanti inattivi da un decennio che non chiedevano di meglio di una proposta di gioco basica e divertente dal poter rimettersi in gioco soprattutto in zone come la Valcerrina e l’Ovadese diventate quasi silenti. Con solo 4 società in serie D e anche nel muro le serie minori sono poco frequentate era chiaro che vi erano praterie da conquistare. Naturale l’entusiasmo della federazione al lavoro certosino fatto dai 7 volenterosi avendo sempre maggior bisogno di nuove idee e contributi da aggiungere ai benemeriti che si stanno già attrezzando per le nuove sfide di un mondo che va veloce e vuole grande spettacolo. Una delle prime rivoluzioni è stata quello del circuito Giovani promesse per un’attività aperta a tutti e non solo a far crescere i figli d’arte, per il tambeach si è mutuata l’idea del circuito a tappe al posto del solito gruppo vacanze di un weekend anche se per esplodere con migliaia di iscritti ci vorrebbe un bel montepremi. Per l’indoor abbiamo visto le difficoltà lontano dalle zone vocate e servono grandi investimenti per impianti, trasferte, comunicazione per avvicinarsi ai grandi sport dalle risorse ingenti ma che hanno un ritorno economico da sponsor e biglietti.
