La finale di Vignale laurea Rocca d'Arazzo

Riccardo Belvisotti MVP della finale (foto di Sergio Miglietta)

 Un migliaio di spettatori, una finale "fresca" graziata dal temporale sui cieli di Vignale, intensa nella prima parte di gara, poi scivolata lentamente e inesorabilmente verso le colline di Rocca d'Arazzo.

Che strano, il corso dello sport: per 50 anni questo paese d'oltre Tanaro (per i borghi del tambass naturalmente) aveva solo sfiorato, lambito, cullato, il sogno di iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro del torneo a muro.

Mai c'era riuscito, prima di domenica 9 agosto 2026.

L'anno della gloria imperitura, la conquista della Coppa Italia, ora lo scudetto e, magari, chissà, anche la Supercoppa (30 agosto a Montaldo Scarampi): quello che chiamano "Il Triplete".

Ma, francamente, Coppa e Supercoppa sono importanti, certo: quello che conta, però, prima di tutto, sopratutto, è il titolo a muro. E allora Rocca, adesso, è (finalmente) nella storia: perchè Rocca (paese) sta al tambass come una contrada del Palio sta a Siena, come il Napoli e Napoli sta al calcio: Rocca è passione, è cuore, è amore sconfinato per il tambass.

Rocca senza vittorie era una bestemmia per questo gioco antico. E, sotto sotto, tutti, anche i rivali, hanno almeno applaudito per questo successo che viene da lontano. Forse anche nell'amarezza sconsolata degli sconfitti, nei loro sguardi un po' smarriti, c'è la consapevolezza di aver fatto parte a modo loro della storia del torneo.

Il Montechiaro ha gettato via la grande occasione facendosi rimontare e superare dal 5-1 iniziale fino al 9-16 dell'epilogo. Un tesoretto, un bonus sprecato quello dei celesti montechiaresi, che non si può concedere agli avversari di una finale. Non è bastata la grinta di Manuele Tirico, non sono bastati i colpi di Ivan Briola. La sintesi della sconfitta è tutta nella luce che si è spenta anzitempo negli occhi di Federico Pavia, il suo "bomber", troppo presto sparito dalla contesa.

Lo hanno criticato in tanti: ma i Pavia, come i Forno (Portacomaro), i Tibaldero e Molino (Vignale) per restare ai protagonisti delle semifinali, appartengono a quel genere di giocatori che sanno regalare emozioni alla gente. Guai a perderli o disperderli.

E della ristretta schiera dei colpitori, anzi dei mezzovoli (ruolo che va assolutamente salvaguardato e tutelato, come i Panda degli sferisteri) il campione - il titolo gli spetta di diritto - è Elia Volpe. Il centrale del Rocca, molto genio in questa finale e poca sregolatezza. il ragazzo dal volto di furetto, la giocata veloce come il pensiero. Un fulmine nell'intuire e nell'incrociare la pallina, dietro ai due terzini Nicolas Accomasso (decisivi alcuni suoi "15 nei momenti topici della sfida) e Gabriele Stetco, celebrato come un idolo nella sua Camerano.

Tre dei cinque campioni che resteranno nella storia del torneo.

Il Rocca ha costruito lo squadrone, creando il suo capolavoro: un gruppo, un supergruppo, prima che un team. Con quel fenomeno di allenatore sui generis, anarchico e generoso, caldo e bastian contrario, eroe di un tamburello d’antan che si chiama Fulvio Natta.

Affiatati e uniti con la dirigenza e la presidente Roberta Barbero, dentro e fuori dal campo: come ha sottolineato alla fine uno stremato e commosso Alessio Olivieri. Il ragazzone figlio dell'ex sindaco di Carpeneto, che in battuta e in rimessa ha fatto meraviglie. Recuperi e giocate che hanno ricordato, proprio sul campo di Vignale, una memorabile apparizione in notturna, tanti anni fa, di quello che è stato uno dei più illustri regolaristi del tamburello, il muratore mantovano Piergianni (detto Walter) Marcazzan.

Olivieri il protagonista che nessuno si aspettava e che - parole sue - "a Rocca ha trovato una seconda famiglia". E, accanto a lui, domenica perfetto nel suo ruolo di fondocampista a muro, quasi volutamente un “gregario di lusso”, Federico Belvisotti: impossibile, in questo momento, trovare di meglio del Rocca sotto i bastioni.

E mentre i biancoblu neo scudettati giustamente festeggiano, si guarda al futuro del torneo.

Intanto si può fare tesoro di un dato che è parso evidente; nessun altro sferisterio offre la capacità di accoglienza, la sontuosa cornice di Vignale. Dimostrata in tutti i sensi: dall'ospitalità al bar alla capacità di adattare l'impianto anche alle mutate condizioni di luce (causa temporale) con l'accensione dei riflettori alle 6 della sera, in un pomeriggio diventato in attimo da afosamente estivo a fosco autunnale.

Mimmo Basso, il patron del tamburello a muro (tra l'altro impegnato domenica persino a spazzare le righe del campo: gesto emblematico che riunisce e unisce l'essenza dell'impegno di tutta la squadra della Fipt federale, astigiana e piemontese: complimenti anche a loro, all'efficientissimo addetto stampa Claudio Galletto e allo speaker Ivo Anselmo, mai domo nei suoi commenti a sovrastare urla e incitamenti del pubblico) ha ammesso (Basso) che Vignale è al top "ma non sempre qui, proprio per la perfetta linearità del campo, le finali sono combattute fino all'ultimo 15".

Letto tra le righe: comprendiamo la necessità anche "politica" di far ruotare i campi delle finali, ma se Vignale restasse "il campo" della partitissima, anche le squadre che ambiscono al titolo potrebbero sapere in partenza come allestire un team adatto all'eventuale finale.

A proposito di Fipt: bello, vedere non in tribuna vip, ma a fondo campo (area battuta) il presidente federale Edoardo Facchetti assistere volutamente quasi in disparte alla contesa. Quella, a nostro parere, una delle postazioni migliori per cogliere giocate e traiettorie delle palline. Lo sa bene Facchetti, vecchio (non è -si badi - un'offesa anagrafica) eccellente giocatore, che durante una partita importante vuole godersi l'attimo. Senza rinunciare alla solita lucida analisi che suona come un attestato di riconoscenza al "Muro": "Tanta gente oggi – ha detto Facchetti - , anche perchè qui ci sono valori antichi come campanilismo e spettacolo, che andrebbero coltivati e riscoperti anche nell'open"....

Come dire: chi vuole intendere intenda...

Tambass come patrimonio, anche Unesco, idealmente sintetizzato dalla targa che la straordinaria "Signora delle Pro Loco”, la moncalvese Luisella Braghero, ha voluto, con la solita signorile sensibilità, consegnare agli organizzatori.

Resta una domanda-finale, che non vuole essere un indiretto omaggio (piaggeria) a questo sito: perchè non si è fatta la diretta streaming dell'evento come avvenuto (con eccellenti risultati) lo scorso anno da parte della stessa Fipt, o non si è lasciato indirettamente fare all'amico Luigi Musso quello che è solito fare tutto l'anno?

La spiegazione degli organizzatori ("Non volevamo che il video distogliesse o togliesse spettatori dal campo") apre ad una riflessione finale comune anche ad altri sport cosiddetti di nicchia (in primis il "cugino" balon): meglio mandarli in video sempre e comunque oppure limitarne la diffusione?

Noi siamo per aprire a tutti, perchè lo spettacolo di domenica in uno sferisterio gremito vale da solo il prezzo del biglietto e andrerebbe visto, conosciuto e diffuso anche fuori dai confini ristretti di un campo, di uno sferisterio.

Anche perché, semplicemente, domenica c’erano sicuramente tanti appassionati in vacanza o lontani dal Monferrato, impossibilitati ad essere a Vignale e che avrebbero voluto e potuto godersi lo show anche sulla piazza virtuale. Il dibattito e’ aperto.

Tweet

Dona al sito Tambass.org
E dai, offrimi un calice di vino!
Siate generosi, per favore

Meteo

giweather joomla module

Facebook Slider Likebox

Login

Facebook Slider Likebox

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare i contenuti. Per informazioni o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi la nostra Cookie Policy Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui Cookies e su come disabilitarli, potete visitare la nostra pagina di privacy policy.

  Accetto i Cookie da parte di questo sito.