Luca Balliano del Calliano Fassa (foto di Cesare Messina)
Caro Luigi, approfitto della tua solita cortese disponibilità per dare, se possibile, un piccolo e ancorché modesto contributo, tramite il tuo prezioso sito, al dibattito e alla causa del tambass. Ieri pomeriggio, mercoledì 20 maggio, ho assistito alla bella sfida di campionato tra Portacomaro e Calliano, vinta 16-13 dai padroni di casa. Una partita non esattamente di cartello, con il Calliano che sta lottando per risalire la china e i portacomaresi invece in piena corsa per i playoff. Al di la’ del risultato, mi ha fatto molto piacere vedere, da una parte e dall’altra, tanti giovani lottare su ogni pallina: con i portacomaresi del Calliano Viola e Balliano sostenuti, incitati, persino coccolati a bordo campo anche dai nonni e con i portacomaresi di maglia e qualcuno anche di residenza (Forno, Arrobio, Gallia, Rondinelli, Soncin, guidati in campo dalla saggezza e dalla regolarità di Paolo Baggio) contrapporsi in un duello magari un po’ inatteso nel risultato e nei pronostici. Bello il contesto, encomiabile il supporto dei rispettivi tecnici e dirigenti. Ammirevole il fair play tra società e giocatori e significativo il fatto che ad assistere all’incontro ci fossero anche Mimmo Basso e Riccardo Bonando, massimi dirigenti del tamburello astigiano e piemontese che stanno coltivando con ostinazione e lungimiranza “il piano giovani”. Del resto - come ha ricordato quel vecchio saggio del tambass portacomarese e piemontese che si chiama Francesco Durando al microfono di Claudio Galletto, sul sito federale del “muro” - l’unica strada…per ritrovare la vecchia strada…e’ quella di investire sui giovani.
Come sta facendo - lo ribadiamo - questa Federazione guidata da Edoardo Facchetti con il mirabile contributo di tanti volontari e appassionati.
Tutto scorre nel verso giusto dunque? Non tutto o non ancora. Non mi convince di questo tamburello in generale l’incapacità di cercare nuove e più ardite soluzioni per alzare il livello dello spettacolo. Sia sul piano delle iniziative (che fanno da richiamo anche mediatico) che su quello meramente tecnico. Banalmente: a Portacomaro il campo una volta misurava sui 100 metri, adesso credo sia ridotto a 80 o anche meno e il vecchio torrione - dove una volta i campioni, i fuoriclasse infilavano o ricacciavano palline che sembravano imprendibili - con queste dimensioni ridotte e’ ora retrocesso a un semplice ruolo estetico. Basta un esempio: Baggio che batte una pallina che sconfina proprio dietro al torrione (gesto raffinato di rara suggestione) e invece …fa fallo di lungo…perché il campo finisce li’…
Tanto da costringerlo a scusarsi: no, caro Paolo, grande uomo squadra, non devi scusarti. Quella sarebbe stata, una volta, una delle giocate vincenti e da applausi. Ma i battitori, così, non possono fare la differenza e coltivare una specializzazione antica. A Portacomaro e’ diventata mitologica la definizione di “palla luna” coniata da Gianni Gambaruto, battitore anarchico e sublime, così come meravigliose icone del ruolo furono ad esempio Celeste Ponzone e il castellalferese Armando Pentore, o il brescian-moncalvese Dante Ongaro: prima ancora che facesse la sua apparizione un certo Aldo Cerot Marello: l'artista che usava la “soffietta” in battuta come un violinista suona uno Stradivari.
E ancora: in questo tamburello che sta giocando la partita del rilancio, bisognerebbe ulteriormente coltivare l accento della potenza, non solo della regolarità. Chi e’ cultore dello sport sa che in un certo periodo fu così anche nel tennis. Andavano di moda solo i fondocampisti puri. Recupero piu che velocità della palla. E la gente si annoiava. Nel muro e’ certo meglio che nel libero, da questo punto di vista. Il divertimento c e: ma come non rimpiangere la straordinaria combinazione tra colpo e recupero di un Capusso, di un Medesani che si arrampicava persino sui muri di appoggio, di un Marostica, dello stesso Basso e di quel fenomeno che e’ stato Alessio Monzeglio? Colpi e spettacolo, recuperi impossibili, la capacità di trovare la coordinazione nel distacco al volo. Il tambass a muro e’ un gioco anche da circensi. E la giovinezza aiuta.
E’ ora quindi che si trovi il coraggio di mettere in campo le forze fresche, più ragazzi anche “incoscienti” nel loro modo di giocare e che li educhino a osare: questo anche allargando il lotto delle squadre partecipanti per fare spazio alle nuove leve. È poi recuperando piazze storiche come Castell’alfero, Moncalvo, la val Cerrina, Ovada (dove hanno persino riportato la Pallapugno). Senza avere paura di dare visibilità a questi ragazzi, come in modo encomiabile, stanno facendo a Calliano e in altri paesi. Fateli giocare gli under 20 e cercate di lasciarli liberi di interpretare il tambass che verrà come vogliono. Con una preghiera però: giocare vuol dire allenarsi, abituarsi alla fatica, alle astuzie del campo, ai duelli anche aspri, alla voglia di emergere che costa impegno e sacrificio. E di darsi disponibili magari anche ad agosto, quando tutti vogliono andare in ferie ma i paesi del Monferrato si riempiono di villeggianti che vogliono (ri)vedere il tambass… che però non c’è…perché i giocatori vanno in vacanza…un circolo vizioso e assurdo…
Il mito Sinner insegna che solo col lavoro si arriva al vertice. Ma nel tennis di oggi può capitare che il numero 100 del mondo batta anche Sinner e Alcaraz o che comunque li faccia soffrire. Non pretendiamo di avere 100 giocatori così nel tambass, ma anche piccole grandi sfide come quella di un mercoledì di maggio a Portacomaro, insegnano che solo con i giovani sarà di nuovo davvero primavera per questo sport antico e sempre bellissimo.